parafilie
LE PARAFILIE (O PERVERSIONI SESSUALI)

Le parafilie (perversioni) sono descritte come disturbi sessuali poichè gli oggetti o le situazioni che determinano l’eccitamento si discostano da quelli comunemente riscontrati nella normalità.
Le parafilie sono contraddistinte da impulsi, fantasie o comportamenti sessuali intensi e ricorrenti, che implicano oggetti, attività o situazioni inusuali; talvolta in presenza di disagio clinicamente significativo o di compromissione dell’area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento individuale. La scelta dell’oggetto o la deformazione dell’atto si manifestano con caratteristiche di esclusività, continuità e quasi compulsività.
Se la perversione si stabilizza, essa potrà influenzare seriamente le capacità del soggetto di instaurare relazioni affettuose reciproche e soddisfacenti.
Non sono da considerarsi patologici quei comportamenti perversi che si manifestano in modo transitorio e restano circoscritti all’interno di una sessualità normale e di una relazione di coppia.
Il DSM-IV-TR classifica le parafilie in nove differenti categorie.

Esibizionismo

La caratteristica dell’esibizionismo è l’esposizione, da parte del soggetto, dei propri genitali ad un estraneo. Il soggetto esibizionista, prevalentemente maschile è in certi casi consapevole del suo desiderio di sorprendere notevolmente la persona a cui si mostra; talvolta, invece, ha la fantasia che il suo spettacolo determini un’eccitazione sessuale nello spettatore. Talvolta, sebbene in rari casi il soggetto si masturba durante l’esposizione o mentre fantastica di mostrarsi. Il comportamento esibizionista non determina atti di costrizione o di aggressione rivolti verso lo spettatore; essendo finalizzato a catturare l’attenzione altrui, se non provoca alcuna risposta viene interrotto.
L’esibizionismo ha tendenzialmente origine psicologica, soprattutto quando è diagnosticabile come forma primaria; tuttavia può intervenire anche secondariamente a patologie organiche, quali alcolismo, sifilide, demenza, insufficienza mentale, o a patologie psichiatriche funzionali, come schizofrenia, mania, episodi psicotici acuti.

Feticismo

Il feticismo è una perversione prevalentemente maschili che prevede l’utilizzo di oggetti, detti “feticci”, quali mutande, reggiseni, calze, scarpe, stivali, o altri accessori di abbigliamento femminile o parti anatomiche come piedi, capelli e talvolta anche difetti fisici come cicatrici, da cui il soggetto ricava piacere sessuale. Spesso il feticcio è necessario al soggetto per raggiungere l’eccitazione sessuale e la sua assenza può determinare una disfunzione dell’erezione. Una volta che si è stabilizzato, il decorso tende ad essere cronico.

Frotteurismo

Il soggetto che presenta questa perversione ricava eccitazione sessuale dallo strofinamento e toccamento di persone non consenzienti.
Questo tipo di comportamento viene solitamente attuato nell’ambito di contesti affollati, come marciapiedi o trasporti pubblici, che consentono al soggetto di sottrarsi facilmente all’arresto.

Pedofilia

Il soggetto pedofilo indirizza la propria attività sessuale verso i bambini pre-puberi, dello stesso sesso o del sesso opposto.
Il DSM-IV-TR specifica che l’individuo, per rientrare in questa categoria, deve avere almeno 16 o più anni e deve essere di almeno 5 anni maggiore del bambino a cui rivolge il proprio interesse sessuale. Inoltre la pedofilia come perversione deve essere distinta dagli episodi isolati che si caratterizzano come diretta conseguenza secondaria di un disturbo primario quale insufficienza mentale, schizofrenia, disturbi di personalità o intossicazione da alcol. Può manifestarsi in associazione con l’incesto o con altri tipi di perversione quali voyeurismo, esibizionismo, stupro, sadismo. L’ impulso, fantasia o comportamento pedofilico ha spesso una natura egosintonica, che non determina nel soggetto una condizione di disagio legata alla perversione. In alcuni casi il soggetto pedofilo è sessualmente attratto solo dai bambini, mentre in altri l’attrazione verso i bambini si accompagna anche ad attrazione rivolta agli adulti. Il decorso è solitamente cronico.

Masochismo sessuale

Il masochismo sessuale consiste nella spinta del soggetto a procurarsi sofferenze di natura fisica per raggiungere l’eccitamento sessuale. Il piacere sessuale è ricercato attraverso specifici rituali che comportano sottomissione, dolore ed umiliazione. Generalmente, la pratica masochista è finalizzata a ritardare l’orgasmo, affinché questo sopraggiunga nel momento di massima sofferenza. Gli impulsi masochistici possono assumere la forma di fantasie, generalmente evocate durante il rapporto sessuale o la masturbazione, oppure essere agiti dall’individuo, in solitudine o con un partner. Il decorso tende a manifestarsi come cronico.

Sadismo sessuale

Il soggetto che presenta questa perversione raggiunge l’eccitazione sessuale infliggendo alla vittima sofferenze fisiche o psicologiche. Gli atti sadici da cui il soggetto ricava piacere sessuale possono essere di vario tipo, come mordere, graffiare, frustare, ferire, torturare fino ad arrivare anche all’estremo omicidio. In tutti i casi la componente di base che provoca l’eccitamento sessuale è rappresentata dalla sofferenza della vittima. Il sadismo sessuale è fortemente collegato al desiderio di esercitare un potere e controllo sugli altri. Alcuni soggetti conservano proprie le fantasie sadiche senza agirle; altri mettono in atto i loro impulsi sessuali sadici con un partner consenziente, che può essere affetto da masochismo sessuale; altri ancora agiscono i propri impulsi contro partner non consenzienti. Il decorso è spesso cronico e, solitamente, la gravità degli atti sadici tende ad aumentare nel corso del tempo.

Feticismo di travestimento

Questa perversione è caratterizzata dal desiderio, o talvolta dall’impulso irresistibile, di vestirsi con abiti del sesso opposto che, per il soggetto, costituiscono fonte di eccitamento sessuale. Il DSM-IV-TR circoscrive questo disturbo esclusivamente a soggetti maschi prevalentemente eterosessuali, assumendo che l’utilizzo di abiti femminili provoca eccitamento non tanto in qualità di feticcio con specifiche proprietà oggettive, quanto soprattutto come simbolo della femminilità del soggetto. L’individuo con feticismo di travestimento può limitarsi ad indossare uno o più abiti femminili in casa, mantenendo segreta la propria perversione, oppure può essere spinto a vestirsi con indumenti femminili anche in situazioni pubbliche.

Voyeurismo

Il voyeurismo consiste nella spinta del soggetto a spiare soggetti ignari e solitamente estranei, in situazioni di intimità, ad esempio mentre si spogliano o sono nudi o impegnati in attività sessuali. Il soggetto attua questo tipo di comportamento per ottenere eccitamento sessuale e generalmente non ricerca un qualche tipo di attività sessuale con la persona spiata. Rappresenta un’attività esclusivamente finalizzata al raggiungimento dell’orgasmo, è associata spesso ad intense fantasie e talvolta anche a complessi rituali, che però non esitano mai in atti aggressivi o violenti. Il soggetto può raggiungere l’orgasmo, mediante masturbazione, o durante l’atto voyeuristico o successivamente, in ricordo di esso.

Parafilia Non Altrimenti Specificata

Rientrano in questa categoria le parafilie che non soddisfano i criteri per nessun’altra specifica classe diagnostica.
Il DSM-IV-TR include tra queste:
– Scatologia telefonica: piacere ottenuto mediante telefonate oscene
– Necrofilia: piacere nell’atto sessuale con cadaveri
– Parzialismo: attenzione esclusiva per una parte del corpo
– Zoofilia: piacere nella pratica sessuale con animali
– Coprofilia: piacere provocato dal contatto con escrementi
– Clismafilia: piacere ottenuto con l’utilizzo di clisteri o altri oggetti inseriti nel retto
– Urofilia: piacere provocato dall’atto della minzione e dal contatto con l’urina

Condizioni cliniche non parafiliche

Affianco alle disfunzioni sessuali e alle parafilie, si evidenziano ulteriori manifestazioni circoscritte all’area della sessualità, non necessariamente collocabili all’interno della psicopatologia:
Dongiovannismo: caratterizzato da una ricerca continua e compulsiva di nuovi partner. L’assenza di stabili investimenti affettivi esprime generalmente una difficoltà ad instaurare relazioni affettive mature ed un bisogno di ottenere conferme a livello narcisistico.
b) Satirismo (o ipersessualità maschile) e Ninfomania (o ipersessualità femminile): caratterizzati da una ricerca compulsiva e mai soddisfatta di rapporti sessuali.
Queste condizioni possono derivare da cause organiche (somministrazione di ormoni o sostanze afrodisiache quali la yohimbina; malattie che provocano la perdita dei freni inibitori e del controllo degli impulsi, come ad esempio patologie diencefaliche e temporali, psicosi organiche e demenze), patologie psichiatriche funzionali (stati maniacali, schizofrenia, in cui tuttavia, più che aumento del desiderio sessuale, si evidenziano aspetti come spinta al contatto e ricerca di fusionalità) o fattori psicologici, come la ricerca di conferme narcisistiche o il bisogno di esercitare un potere di domino e sottomissione nei confronti del sesso opposto.
d) Disforia post-coito: il soggetto sperimenta condizioni di ansia, irritabilità, tensione e inquietudine successivamente ad un rapporto sessuale, da cui riesce a ricavare una normale soddisfazione
e) Cefalea post-coitale: il soggetto soffre di cefalea, percepita soprattutto a livello frontale ed occipitale, che compare nel momento immediatamente successivo al rapporto sessuale.
di Paola Magioncalda e Linda Vassallo

Disturbi dell’identità di genere

L’identità di genere è uno dei fattori psicosessuali che insieme con l’identità sessuale, l’orientamento sessuale ed il comportamento sessuale, vanno a costituire, nel contesto generale della personalità, la sessualità dell’individuo.
L’identità di genere è la sensazione soggettiva e profondamente radicata che ognuno ha di essere uomo o di essere donna e che generalmente corrisponde al sesso biologico della persona.
Il Disturbo dell’Identità di Genere è caratterizzato, così come illustrano gli items del DSM-IV-TR, da due criteri principali, componenti che devono essere entrambe presenti per fare diagnosi:
Criterio A
Deve essere evidente una intensa e persistente identificazione col sesso opposto, che è il desiderio di essere, o l’insistenza sul fatto di essere, del sesso opposto.
L’identificazione con l’altro sesso non deve essere solo un desiderio per qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’appartenenza al sesso opposto.
Criterio B
Deve esserci prova di un persistente malessere riguardo alla propria assegnazione sessuale, oppure un senso di estraneità riguardo al ruolo di genere del proprio sesso.
Il Disturbo dell’Identità di Genere esordisce nella prima infanzia, verso i 3-4 anni di età.
Le caratteristiche cliniche e i sintomi del disturbo sono molto tipici e particolari.
I maschi rivelano un eccessivo interesse per giochi ed attività tradizionalmente femminili e preferiscono giocare e trascorrere il tempo con amiche femmine. Vogliono indossare abiti da donna e possono rappresentare gonne e i capelli lunghi con asciugamani, grembiuli e sciarpe. Il loro modo di fare e la loro gestualità è molto femminile e affermano che quando cresceranno diventeranno una donna. Possono rifiutarsi di andare a scuola perché spesso sono oggetto di derisioni da parte dei coetanei e perché provano disagio a dover indossare abiti maschili e non femminili come vorrebbero.
Le bambine preferiscono avere amici maschi e dimostrano grande interesse in sport e giochi tipicamente maschili rifiutando invece di giocare con le bambole o ad altri “giochi da femmine”. Possono rifiutarsi di urinare in posizione seduta e affermano che da grandi non avranno le mammelle e non verranno loro le mestruazioni, ma, al contrario, diventeranno uomini e avranno il pene.
Il forte desiderio di appartenere al sesso opposto a quello biologico, di vivere ed essere trattati come membri di tale sesso, ed il persistente disagio e senso di estraneità nei confronti del proprio corpo, persistono e si fanno più consapevoli in adolescenza e nell’età adulta.
Questi soggetti soffrono molto per la loro condizione e desiderano fortemente acquisire le caratteristiche anatomiche del sesso a cui sentono di appartenere. Affermano di essere nati nel corpo sbagliato, di sentirsi in esso intrappolati e provano un profondo disgusto per i propri organi genitali.
Attraverso l’abbigliamento, il trucco, l’uso di ormoni e il ricorso ad operazioni chirurgiche, questi soggetti cercano di adattare il loro sesso biologico al loro sesso psicologico. Pertanto, si rivolgono al medico per intraprendere terapie endocrine o per sottoporsi ad interventi chirurgici, non perché preoccupati dalla loro mente; non ritengono, infatti, di aver nessuna problematica di ordine psichiatrico, sostengono che il vero problema sia l’essere nati in un corpo sbagliato che necessita di essere modificato e reso adeguato alla loro vera identità di genere.

Nei soggetti adolescenti e adulti si possono riscontrare quattro tipi di orientamento sessuale.
Il paziente può provare attrazione per soggetti del suo stesso sesso biologico e questa è la situazione più frequente e che viene considerata maggiormente in accordo con le caratteristiche del disturbo.
L’attrazione può essere rivolta nei confronti di soggetti di sesso biologico opposto a quello del paziente, a soggetti di entrambi i sessi oppure può non esservi nessuna attrazione sessuale ne’ per i maschi ne’ per le femmine. In quest’ultimo caso il paziente ha spesso alterazioni gravi del comportamento e della personalità, tende ad isolarsi e la prognosi del disturbo è peggiore.

L’eziologia del Disturbo dell’Identità di Genere è ancora incerta e le molte teorie in merito mettono in luce la sua multifattorialità.

Le ipotesi di tipo biologico indagano da un lato aspetti genetici del problema e dall’altro aspetti endocrini.

Ricerche fatte su gemelli e su fratelli hanno evidenziato una certa concordanza per quanto riguarda l’orientamento sessuale, e vi sono studi che ipotizzano la presenza di geni sui cromosomi X ed Y che potrebbero contribuire a definire la sessualità del soggetto, ma non esistono evidenze certe che portino a considerare il Disturbo dell’Identità di Genere come geneticamente determinato.

Comunque, è opinione comune che la probabile eziologia del disturbo sia da ricercarsi più che in alterazioni ormonali prenatali, in esperienze ed eventi di vita postnatali.

Di fondamentale importanza appaiono, quindi, nello sviluppo del disturbo, i fattori ambientali e psicosociali che agiscono e influenzano il soggetto soprattutto nei primissimi anni di vita quando l’interazione tra il temperamento del bambino ed i comportamenti dei genitori è fondamentale per lo sviluppo dell’identità di genere del soggetto.