disturbi-somatoformi

Quando una sintomatologia somatica, che causa un grave disagio o una menomazione nel funzionamento sociale, lavorativo o di altri settori, non può essere spiegata da una condizione medica generale, dagli effetti diretti dell’uso di si parla oggi di “Disturbo Somatoforme”.

La categoria dei Disturbi Somatoformi comprende, nella versione più recente del DSM (DSM-IV, 1994), il Disturbo da Somatizzazione, il Disturbo Somatoforme Indifferenziato, il Disturbo da Conversione, l’Ipocondria, il Disturbo da Dismorfismo Corporeo, il Disturbo Algico ed il Disturbo Somatoforme Non Altrimenti Specificato.

Indipendentemente dalle categorizzazioni nosografiche, dobbiamo comunque dire che la somatizzazione è un fenomeno umano, una modalità di risposta alle sollecitazioni ed agli stress della vita o, addirittura, come un modo di vivere. La somatizzazione ha una genesi multifattoriale nella quale i diversi fattori, da quelli costituzionali, a quelli socio-evolutivi, da quelli personologici a quelli socioculturali, assumono di volta in volta un peso diverso.

Disturbi Psicosomatici

Per disturbi psicosomatici si intendono quei disturbi nei quali i fattori di ordine psicologico giocano un ruolo sostanziale nella loro eziologia e nella loro evoluzione. Nelle sindromi psicosomatiche, determinanti di ordine fisiologico e/o psicosociale generano sintomi che, nell’insieme, andranno a costituire il quadro sindromico: la psicodinamica ha ampiamente studiato il ruolo che specifici conflitti psicologici e tratti personologici hanno nell’insorgenza della sindrome psicosomatica. Parliamo di disturbi in cui i “fattori psicologici influenzano una condizione medica”. Come la fibromialgia, la sindrome da fatica cronica, il disturbo della motilità esofagea, la dispepsia non ulcerativa, la sindrome da colon irritabile, la sindrome uretrale, l’aerofagia, il dolore toracico non cardiaco, il dolore pelvico, eccetera, nelle quali risulta difficile operare una separazione tra la malattia psicosomatica ed il disturbo somatoforme.
Anche se recenti ricerche hanno messo in luce alcune determinati eziopatogenetiche di tali malattie, manca ancora un riscontro oggettivo delle cause organiche indicate come ipotetico substrato di tali disturbi. Se, come abbiamo detto, i disturbi somatoformi sono affezioni caratterizzate da sintomi fisici non spiegati da una condizione di ordine medico, queste malattie, in passato definite “psicosomatiche”, si possono classificare oggi come disturbi somatoformi.

Disturbi da Somatizzazione e Comportamento Abnorme da Malato

Il comportamento abnorme da malato viene definito come “un’inappropriata o disadattata modalità di percepire, valutare o agire in rapporto al proprio stato di salute, che persiste nonostante che il medico  abbia offerto un’accurata e ragionevolmente lucida spiegazione della natura dell’affezione e le indicazioni da seguire per un appropriato decorso del trattamento, sulla base di un attento esame di tutti i parametri fisiologici e prendendo in considerazione l’età dell’individuo, l’istruzione e il background socioculturale”
Il comportamento abnorme da ammalato (o disnosognosia), si esprime con la preoccupazione o la paura di avere una grave malattia fisica, di cui sono “prova evidente”, per il soggetto, i segni e, soprattutto, i sintomi fisici e persiste nonostante le rassicurazioni mediche.

Nevrosi Isterica e Disturbo da Somatizzazione

Il Disturbo da Somatizzazione è storicamente legato al concetto di isteria, nell’eziologia della quale venivano prospettati conflitti psicodinamici (principalmente sessuali) o sociologici (guadagno secondario). Il disturbo da somatizzazione, in effetti, comprende sintomi da conversione, ma non si identifica con questi.
Questo fenomeno neurofisiologico si manifesta clinicamente con l’amplificazione della percezione delle sensazioni corporee, con la tendenza, cioè, a percepire sensazioni somatiche e viscerali come intense, nocive e disturbanti, ed include tre elementi:
• l’ipervigilanza nei confronti del corpo, che comporta un esame continuo ed un’aumentata attenzione alle sensazioni spiacevoli corporee;
• la tendenza a selezionare e focalizzare l’attenzione a sensazioni lievi e relativamente poco frequenti;
• la tendenza a valutare sensazioni somatiche e viscerali normali come anormali, patologiche o come sintomi di una malattia.

Disturbi Dissociativi e Disturbi Somatoformi

I pazienti con disturbo dissociativo manifestano spesso sintomi somatici ed il disturbo da somatizzazione è frequentemente in comorbidità con il disturbo dissociativo. Si instaurerebbero, parallelamente alla retrazione dal campo della coscienza, reazioni con componenti somatoformi o psicologiche che, immagazzinate nella memoria, si identificherebbero con strutture non integrate nell’insieme della personalità.
Questi fenomeni, permanenti, comportano la riduzione della percezione e del controllo di funzioni, che riflettono sintomi dissociativi negativi che comprendono:
a) anestesia (riduzione della percezione sensoriale, visiva, uditiva, gustativa ed olfattiva);
b) amnesia (incapacità di recuperare le informazioni apprese);
c) riduzione del controllo sulle risposte motorie;
d) abulia;
e) restrizione, in relazione allo stato, dell’espressione dei diversi stati emozionali.
L’idea fissa, il sonnambulismo e la psicosi isterica rappresentano la componente dissociata della personalità che controlla completamente la consapevolezza, la percezione ed il comportamento. L’idea fissa comporta spesso reazioni somatoformi come, ad esempio, un dolore estremamente localizzato

Disturbo Algico

La definizione di disturbo algico, attribuisce un ruolo di primo piano, nella genesi e nel mantenimento del dolore, alla componente psicogena, per i vantaggi primari e secondari ad esso associati. Nell’accezione del DSM- IV, il disturbo algico non si identifica con il dolore cronico ed anzi, nella popolazione con dolore cronico, la diagnosi di disturbo algico è possibile solo in assenza di disturbi dell’Umore, d’Ansia o Psicotici o in assenza di dispareunia.

Disturbo dell’Umore e Disturbi Somatoformi

L’associazione tra depressione e sintomi somatici era stata descritta da Galeno già nel II secolo d.C. con il nome di “Melancholia hypochondriaca”, una malattia che, partendo dagli organi addominali, sede più frequente dei sintomi lamentati dai pazienti, avrebbe colpito secondariamente il cervello. Nel XVIII secolo melancolia e ipocondria erano addirittura termini interscambiabili.
Oggi i due tipi di disturbi sono chiaramente distinti sul piano clinico, anche se è sotto gli occhi di tutti la frequenza con cui i soggetti con disturbo depressivo manifestano il disturbo emozionale con sintomi fisici.
Nella fase di esordio della depressione, i sintomi somatici sono spesso in primo piano e, non eccezionalmente, vi rimangono per tutto il decorso della malattia in quella che è stata definita “depressione mascherata”. Ll disturbo da somatizzazione può essere anche una complicanza di un disturbo depressivo maggiore.
In una review della letteratura relativa all’epidemiologia ed al trattamento della depressione in comorbidità con i disturbi somatoformi, è emerso che:
• nei pazienti con disturbi da somatizzazione la prevalenza di depressione è elevata;
• nei pazienti con depressione maggiore i sintomi ipocondriaci e di somatizzazione sono molto frequenti;
• anche in comorbidità con disturbi da somatizzazione la depressione può essere trattata con successo;
• nei pazienti con dolore cronico si osserva un’elevata prevalenza di depressione;
• nei pazienti con depressione maggiore il dolore è lamentato di frequente;
• con il trattamento della depressione il dolore migliora.